Medici a metà: quel che manca ai dottori secondo il leggendario Prof. Rugarli

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Claudio Rugarli è un’istituzione per generazioni di medici e studenti di Medicina: è l’autore del trattato italiano più diffuso di Medicina Interna, Medicina Interna Sistematica. Nel suo ultimo lavoro Medici a metà: Quel che manca nella relazione di cura  il Prof. Rugarli analizza il concetto moderno di malattia e malato, filtrando il tutto con il racconto della sua personale esperienza di medico e scienziato.

Chi sono i Medici a metà?

Definire il genere di Medici a metà risulta un po’ complesso. È un saggio, e fin qui tutti d’accordo. Ma è impossibile ignorare come tutta la trattazione sia marchiata dall’esperienza del Prof. Rugarli. Per esempio, nel libro egli stesso rammenta ai lettori come fino a qualche tempo, Salute e Malattia fossero due entità completamente diverse rispetto all’idea attuale. Prima la Salute era riconducibile praticamente a un’assenza di Malattia: non si prendeva in considerazione il benessere della persona. Ma, fortunatamente, tutto si evolve: dagli ospedali alle attrezzature diagnostiche, dal lavoro del medico al rapporto con il paziente.

Il Prof. Rugarli sintetizza il percorso dell’arte medica individuando un momento di passaggio dall’era della semeiotica (lo studio dei segni) a un’epoca tecnologica e informatica. Ma in questo viaggio, seppur con mezzi diversi, Rugarli fa notare come il ragionamento clinico e il processo logico della Medicina siano comunque invariati. Per capirsi, anche con le macchine più moderne e con mezzi fantascientifici, l’intuizione e l’immedesimazione del medico sono componenti insostituibili. Perché per quanto si possa sforzarsi a categorizzare i malati, ognuno di loro sarà sempre malato a suo modo:

Gli ammalati nei quali si diagnostica una stessa malattia, sono sì unificati dai criteri adottati per definire la classe ma per il resto sono diversi l’uno dall’altro.

Nell’epoca di Dottor Google, fa piace amplificare il parere del Prof. Rugarli secondo cui a un’applicazione rigorosa del metodo clinico – fortemente induttivo – il buon medico dovrebbe accompagnare ulteriori capacità.

Chiunque si dedichi all’attività clinica debba essere consapevole dei due aspetti della malattia […] quello dal punto di vista del paziente e quello dal punto di vista del medico. Se non lo è, e questo oggi capita spesso, è un medico a metà.

Non si può, dunque, pensare al medico – e allo studente di Medicina, sopratutto – come un contenitore, o meglio come un computer, da riempire con più informazioni possibili; aggiornando i file importanti e sovrascrivendo nuove nozioni sulle vecchie. Il Prof. Rugarli avverte l’esigenza degli studenti: manca da parte dell’Università l’impegno a formare il medico dal lato comunicativo. E non si può ritenere soddisfatto un obbligo così importante con un esame da quattro soldi…

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Sono attualmente uno studente di Medicina che passa la sua vita tra manuali, libri e serie TV. Scrivo per condividere le mie passioni: il mondo della letteratura tutta, film e/o serie TV e almeno ogni tanto, qualche articolo dall’universo della Medicina.

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