Il mio Salone del Libro 2017 – Seconda parte: gli incontri e le impressioni

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Nella prima parte del piccolo racconto del mio Salone del Libro 2017 mi sono concentrato sugli espositori, gli acquisti e il lato editoriale della manifestazione. In questo articolo vorrei dedicare il giusto spazio agli autori incontrati al Salone e, infine, concedermi qualche riflessione generale.

Il Salone del Libro di Torino è veramente fitto fitto di appuntamenti interessanti. Oltre ai numerosi eventi previsti in programma nelle diverse sale del Lingotto, diversi espositori organizzano incontri con gli autori ai propri stand: è impossibile tenere a mente tutto quanto, figurarsi assistere a ogni evento di proprio interesse. Una selezione, per quanto sofferta, è assolutamente necessaria.

Il primo incontro della mia giornata al Salone è stato con il Professore Claudio Rugarli, professore emerito di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. In occasione dell’uscita del suo libro Medici a metà: quel che manca nella relazione di cura, il Professore Rugarli ha discusso della figura del Medico e del suo rapporto con il paziente, sottolineando come spesso si pensi alla malattia alla stregua di un’entità a sé stante, quando di fatto si dovrebbe considerare il malato in toto, non solo la patologia come fenomeno nosologico. Il Professore Rugarli è un’istituzione per gli studenti di Medicina: è l’autore del manuale di Medicina Interna utilizzato da anni e anni in tutti gli atenei italiani. Associare un volto e una voce a un testo di fatto sacro per gli studenti, è stata davvero un’emozione particolare. Piccolo particolare: il Professore si è laureato ben sessantaquattro anni fa, ma è più aggiornato di tanti altri colleghi molto più giovani. Una delle eccellenze della cultura italiana.

Dopo il primo proficuo incontro, ho deciso di sacrificare addirittura più di un’ora e mezza di cosa per riuscire ad assistere a uno degli appuntamenti più attesi della giornata: l’incontro con Daniel Pennac. A posteriori, rifarei quella coda anche più di una volta per poter essere presente a una conferenza di Pennac. L’autore del ciclo di Malaussène torna in Italia per presentare il suo ultimo lavoro,  Il caso Malaussène. Mi hanno mentito, riprendendo le avventure di Benjamin Malaussène dopo quasi diciotto anni. Pennac è uno degli autori più brillanti e sagaci della letteratura contemporanea, oltre che un grande intrattenitore. Accompagnato da una fantastica interprete, ha saputo ammaliare una sala stracolma – più di seicento spettatori – passando da un argomento all’altro, commentando non solo la sua attività di romanziere ma concedendo anche una lucida analisi sulla situazione politica e sociale della Francia e dell’Europa. Pennac ha analizzato anche come nel suo ultimo romanzo facciano la comparsa i nuovi mezzi di comunicazione come i social network e Internet in generale. È stato lo spunto per affermare come egli cerchi di portare nei suoi lavori il reale, definendo – riprendendo le parole di Jacques Lacan -il reale come tutto ciò che stona. Nel romanzo – non dirò con precisione i dettagli per evitare anticipazioni ai lettori – c’è un personaggio che grazie a una banale ricerca su Internet scopre che tutto ciò che sapeva sui propri genitori, era in realtà una menzogna. Pennac ha saputo regalare una battuta proprio sul ruolo delle rete oggi:

Una volta si pensava che con Internet fosse più difficile per l’uomo mentire: bastava poco per fare una ricerca e scoprire tutto. Oggi, siccome Internet ha una grandissima capacità di adattamento, è molto più facile mentire su Internet che dal vivo.

L’incontro con Pennac è durato più del previsto e ha sfalsato la mia tabella di marcia. Avevo in programma, infatti, di fare un salto nella Sala Rossa per assistere all’incontro con Antonio Manzini – il papà di Rocco Schiavone, per capirci. Purtroppo non sono riuscito a sbrigarmi in tempo per fare la fila all’ingresso e al mio arrivo erano già terminati i posti per assistere alla conferenza. Ne ho approfittato per andare a mettermi in coda con leggero anticipo per partecipare a un altro incontro con uno degli autori più divertenti che abbia letto: John Niven.

Niven è l’autore di A volte ritorno, romanzo davvero particolare che narra la seconda venuta di Gesù Cristo ai nostri giorni. Un Gesù un po’ diverso dall’immaginario usuale: rockstar, consuma cannabis e finisce per intrattenere le folle a un talent show. Non lasciatevi ingannare dalle premesse: è un romanzo che al di là dell’esasperazione narrativa regala dei grossi spunti di riflessione. Niven, seppur abbia lavorato e lavori spesso ancora oggi a Hollywood come sceneggiatore, parla con il forte accento della sua Scozia. Per il mio scarso inglese scolastico Niven è stato a tratti incomprensibile e devo ringraziare l’ottimo lavoro degli interpreti che immediatamente in cuffia traducevano le dichiarazioni dell’autore per il pubblico in sala.

Ore 19:15. È giunto il triste momento di salutare il Salone del Libro in anticipo rispetto alla chiusura al pubblico e, sopratutto, rispetto ai tanti eventi del Salone Off sparsi per tutta Torino. Purtroppo per quest’anno è andata così; ho potuto dedicare soltanto un giorno al Salone ma, in virtù dei buoni propositi che avevo preparato, posso dirmi assolutamente soddisfatto della mia prima esperienza al Salone del Libro.

Non me ne vogliano i milanesi, ma il Salone del Libro di Torino è, e resterà, l’appuntamento letterario per eccellenza nel nostro Paese. Non è solo la qualità e/o la quantità degli espositori a rendere il Salone un momento eccezionale per il mondo dei libri del nostro Paese, ma il numero sconfinato di eventi pregevolissimi, che consentono ai visitatori di assistere in poco tempo e in uno spazio relativamente minimo di assistere a incontri con personaggi e autori d’eccellenza. Quest’edizione, probabilmente, si può definire meno mediatica delle precedenti, in virtù dell’assenza di alcuni colossi del commercio editoriale italiano. Non sono comunque mancati appuntamenti con personaggi popolari per meriti extra-letterari, come per esempio Luciana Litizzetto.

L’organizzazione del Salone è una macchina perfetta: non ho avuto problemi con l’accredito stampa, il programma e la mappa erano comodamente disponibili in diversi punti informazioni e anche riportati fedelmente sull’App del Salone per smartphone. Tutto il personale è stato cortese e gentile nell’aiutare i visitatori spaesati, oltre che precisissimo nella gestione degli ingressi nelle varie sale.

Gli espositori al Salone sono tantissimi ed è davvero difficile resistere alla tentazione dell’acquisto compulsivo. Per il lettore forte è un po’ come essere contemporaneamente in Paradiso e all’Inferno: l’Inferno del portafoglio. C’è da tenere a mente come quasi tutti gli espositori praticano uno sconto fiera del 15% sui propri libri, spesso abbinando offerte come il 3×2 o regalando altri libri al cliente: tutto ciò spinge all’acquisto sfrenato, proprio in virtù del risparmio sul singolo titolo. Personalmente parlando, con €57 mi sono portato a casa sette libri, quindi pagando in media un libro poco più di €8. Facendo altri due conti, gli stessi libri acquistati fuori dal Salone mi sarebbero costati €87, quindi di fatto è come se avessi usufruito di uno sconto di circa il 35%. Sono calcoli che lasciano il tempo che trovano ma, spero, danno una vaga idea del perché si è portati – e comunque conviene – acquistare al Salone del Libro direttamente dagli editori.

Il Salone è un’esperienza che non lascia indifferenti. Mi ha regalato un giorno di puro e sconfinato amore per la letteratura. Compatibilmente con le mie possibilità, conto di tornarci e visitarlo con più calma; mi piacerebbe, ma è quasi un sogno, poter un giorno partecipare attivamente al Salone, magari dando una mano a qualche espositore o moderando un incontro gli autori. Vedremo: è appunto un’ideuzza buttata qui per caso.

Grazie per aver dedicato il vostro tempo alla lettura del racconto del mio Salone del Libro 2017. Voi ci siete stati? O magari avete partecipato alle scorse edizioni? Qual è la vostra impressione?

Qui la prima parte.

About Author

Sono attualmente uno studente di Medicina che passa la sua vita tra manuali, libri e serie TV. Scrivo per condividere le mie passioni: il mondo della letteratura tutta, film e/o serie TV e almeno ogni tanto, qualche articolo dall’universo della Medicina.

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